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Ansia da prestazione: quando la gara diventa una fonte di pressione

edoardociofi
1 giorno fa
Tempo di lettura: 2 min
ansia da prestazione

Prima di una gara può capitare di sentire il cuore accelerare, avere più pensieri del solito o percepire tensione nel corpo.

E non c'è necessariamente nulla di sbagliato.

L'ansia, infatti, non è un'emozione da eliminare. Una certa quota di ansia è sana e utile: ci prepara ad affrontare una situazione importante e aumenta il nostro livello di attivazione.

Il problema nasce quando diventa così intensa da interferire con il modo in cui viviamo e affrontiamo la prestazione.


“In allenamento lo faccio, in gara no”


È una frase che si sente spesso.

Un atleta può esprimersi bene durante gli allenamenti e incontrare invece difficoltà quando arriva la competizione.

La gara cambia il contesto: il risultato acquista maggiore importanza, aumentano le aspettative e l'errore può assumere un significato diverso.

Un errore in allenamento può essere semplicemente un errore.

In gara può diventare:

“Adesso ho rovinato tutto.”

Da quel momento l'attenzione rischia di spostarsi dalla prestazione alla paura di sbagliare.


Quando la paura prende il sopravvento


L'atleta può iniziare a pensare:

“E se sbaglio?”“E se perdo?”“Cosa penseranno di me?”

Avere questi pensieri non è il problema.

La difficoltà può nascere quando occupano così tanto spazio da impedire all'atleta di concentrarsi su ciò che sta facendo.

Per questo l'obiettivo non è eliminare l'ansia.

È imparare a riconoscerla, comprenderla e gestirla.


Da dove nasce l'ansia da prestazione?


Non esiste una causa uguale per tutti.

Possono avere un ruolo le aspettative personali, la paura dell'errore, il perfezionismo, le esperienze precedenti o le aspettative di allenatori e familiari.

Per questo, prima di chiedersi “Come faccio a non essere più ansioso?”, può essere più utile chiedersi:

“Che cosa rappresenta questa gara per me?”


Come si lavora sull'ansia?


Il lavoro psicologico parte dalla persona.

Si cerca di comprendere quando compare l'ansia, quali pensieri la accompagnano e che significato ha per quell'atleta.

Non esiste una tecnica magica valida per tutti.

L'obiettivo non è diventare un atleta che non prova ansia, ma una persona che riesce a stare dentro quella situazione senza esserne completamente sopraffatta.

Prima della prestazione c'è la persona

Dietro una gara ci sono aspettative, emozioni, relazioni, esperienze e significati.

Per questo, nel lavoro con gli atleti, considero fondamentale partire dalla loro storia e dal modo in cui stanno vivendo quello specifico momento.

L'ansia non è sempre il problema. A volte il problema è il modo in cui impariamo a viverla.

 
 
 

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