Ansia da prestazione: quando la gara diventa una fonte di pressione

Prima di una gara può capitare di sentire il cuore accelerare, avere più pensieri del solito o percepire tensione nel corpo.
E non c'è necessariamente nulla di sbagliato.
L'ansia, infatti, non è un'emozione da eliminare. Una certa quota di ansia è sana e utile: ci prepara ad affrontare una situazione importante e aumenta il nostro livello di attivazione.
Il problema nasce quando diventa così intensa da interferire con il modo in cui viviamo e affrontiamo la prestazione.
“In allenamento lo faccio, in gara no”
È una frase che si sente spesso.
Un atleta può esprimersi bene durante gli allenamenti e incontrare invece difficoltà quando arriva la competizione.
La gara cambia il contesto: il risultato acquista maggiore importanza, aumentano le aspettative e l'errore può assumere un significato diverso.
Un errore in allenamento può essere semplicemente un errore.
In gara può diventare:
“Adesso ho rovinato tutto.”
Da quel momento l'attenzione rischia di spostarsi dalla prestazione alla paura di sbagliare.
Quando la paura prende il sopravvento
L'atleta può iniziare a pensare:
“E se sbaglio?”“E se perdo?”“Cosa penseranno di me?”
Avere questi pensieri non è il problema.
La difficoltà può nascere quando occupano così tanto spazio da impedire all'atleta di concentrarsi su ciò che sta facendo.
Per questo l'obiettivo non è eliminare l'ansia.
È imparare a riconoscerla, comprenderla e gestirla.
Da dove nasce l'ansia da prestazione?
Non esiste una causa uguale per tutti.
Possono avere un ruolo le aspettative personali, la paura dell'errore, il perfezionismo, le esperienze precedenti o le aspettative di allenatori e familiari.
Per questo, prima di chiedersi “Come faccio a non essere più ansioso?”, può essere più utile chiedersi:
“Che cosa rappresenta questa gara per me?”
Come si lavora sull'ansia?
Il lavoro psicologico parte dalla persona.
Si cerca di comprendere quando compare l'ansia, quali pensieri la accompagnano e che significato ha per quell'atleta.
Non esiste una tecnica magica valida per tutti.
L'obiettivo non è diventare un atleta che non prova ansia, ma una persona che riesce a stare dentro quella situazione senza esserne completamente sopraffatta.
Prima della prestazione c'è la persona
Dietro una gara ci sono aspettative, emozioni, relazioni, esperienze e significati.
Per questo, nel lavoro con gli atleti, considero fondamentale partire dalla loro storia e dal modo in cui stanno vivendo quello specifico momento.
L'ansia non è sempre il problema. A volte il problema è il modo in cui impariamo a viverla.


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